CRISTO SI è FERMATO AD EBOLI – Noi poco più avanti

Aggiornamento: lug 12

Era un sogno di una notte di mezza estate per recitarla alla Shakespeare, ma con la giusta complicità di chi rinnega il fato per intraprendere azioni, è stato possibile rievocarlo ai giorni d’oggi.


Dal sogno alla realtà, dal virtuale all’umano, è successo davvero: avventurieri partiti da ogni parte d’Italia hanno intrepidamente tagliato lo stivale per raggiungere quei luoghi remoti narrati da Carlo Levi, oltrepassando il limite ove “Cristo si è fermato ad Eboli”.


Non proprio Eboli quindi, ma poco più avanti, lungo quei tortuosi tornanti attraversati dalle mucche in cui anche Google Maps si prende beffa di noi, dove il Cilento più che coast è wild&ghost.


Perché siam venuti fin qua? È chiaro, c’è del wine INTO THE WILD.


Qualcuno ci vorrebbe costruire un biodigestore, “d’altronde è una scelta green” giustifica. Certo, qui dove la natura si sfoga maestosa su un complesso naturale di tre parchi (Cilento, Alburni e Vallo di Diano), cromaticamente parlando, l’unico verde ancora assente nel ventaglio era esattamente quello del colore delle banconote sulla speculazione di quest’area.


Ma aldilà dei progetti torniamo sui nostri passi, lungo quelle strade in cui è facile perdersi, nelle direzioni o d’amore, dipende dalla meta.

La nostra segnala Castel San Lorenzo, o Château Saint-Laurent per gli amici dal francesismo enoico facile, l’epicentro della DOC dedicata al buon padre di famiglia, l’AGLIANICONE.


Incoerente nella sua etimologia, l’Aglianicone è in realtà un vitigno autoctono che non vuole intimorire proprio nessuno: coltivato pochissimo, foglia di medie dimensioni, grappolo spargolo e rese striminzite… ma chi si crede di essere?


Per scoprirlo bisogna attraversare i secoli e fare un balzo nell’VIII secolo A.C., ben prima dell’onnipresente Plinio il Vecchio, in quei tempi in cui la cultura greca approdava nelle nostre città con le loro arti, mestieri e per nostra millenaria fortuna, vitigni!



Aglianicone quindi tutt’altro che un padre padrone, piuttosto un vecchio saggio che da sempre ha preferito dedicarsi alla meditazione mentre osservava i successi di suo figlio, l’irreprensibile Aglianico!

Padre di un Aglianico?! Immagino un rapporto piuttosto conflittuale data l’aggressività di quest’ultimo, eppure c’è un grande rispetto, i due prediligono areali diversi, hanno stili diversi e sono in tutto e per tutto diversi, quindi stop al paragone!

Ci ritroviamo in quest’areale che comprende pochissimi comuni della costola Sud di Salerno, per intenderci quella che dall’entroterra del Cilento sfiora le vette della Basilicata, per raccontare l’impresa eroica nata sotto il segno delle Terre dell’Aglianicone, revival del cult “quella sporca dozzina” in chiave enoica.


Perché a combattere per il ripristino, la tutela e la promozione del grande vitigno abbandonato ci sono loro, i vignaioli guidati dal Presidente Ciro Macellaro, figli di un Dio minore che, seppur faccia ridere i produttori di Lambrusco o Prosecco, sono riusciti in pochi anni a raggiungere una produzione di oltre 10.000 bottiglie.



Missione compiuta! E sapete perché? Aldilà delle sue caratteristiche gusto-olfattive cui non amo raccontare sotto forma testuale, il risultato ottenuto dal team si pone come primo chiaro esempio di coesione, collaborazione e unione in Campania, addirittura imponendo un cartello affinché il prezzo venga tutelato e tutti i produttori adottino il regime biologico. Vi sembra poco?! Per le non poche persone convinte che al Sud fosse impossibile fare squadra, assolutamente no!


A loro va il successo ed il clamore post evento di AGLIANIC.ONE, il primo wine press tour che ci ha dato appuntamento qui per unirci a loro. Cosa avevamo in comune tra di noi? La stessa curiosità che adesso sarà lo sfogo per sintonizzare quegli scenari selvaggi nelle nostre comunità metropolitane, in cui i social si interrogheranno sul perché, piuttosto che la Costiera Amalfitana o la verde Irpinia, siamo finiti per innamorarci proprio qui, tra una Pompei del ‘900 (Roscigno Vecchia) e un’Aglianicone.


“Fare è il miglior modo d'imparare” citando Giacomo Leopardi, e come in un celebre discorso di Snoop Dogg vorrei dire a fine della fiera “I wanna thank me”, ma in fondo, a cosa servirebbe senza il piacere di averlo condiviso con ognuno di voi? E quindi grazie.


Grazie ad ognuno dei partecipanti, accorsi da ogni dove senza alcuna forma di preavviso, a tutti i produttori che si sono esibiti per trasmettere e comprendere, alla comunità locale che ci ha ospitati nella terra che custodiscono così gelosamente ed infine grazie anche a te, produttore new age che ci avevi promesso una serata in vigna per poi farci ritrovare davanti al tuo cancello chiuso, grazie a te ci siamo ritrovati a ridere e ballare davanti ad un fuoco tra persone vere, quelle che come l’Aglianicone, sono difficili da incontrare!


Di seguito alcuni articoli redatti dai presenti:

Repostage - Brigida Mannara

Winetales - Clara Maria Iachini

Vinodabere - Luca Matarazzo

Cilentano.it - Renato Leproux


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