SMORFIE & STORIE da Campania Stories

Aggiornamento: ott 24


Lunghe liste di assaggi contrassegnati da numeri come all’ ALL-YOU-CAN-EAT.

Siamo stati in Costiera ma non ad Amalfi e nemmeno al ristorante: eravamo ospiti di CAMPANIA STORIES e qui, tra il sentiero degli Dei e al cospetto degli Dei del vino campano, ci siamo armati di penne per contrassegnare sensazioni e numeri, gli stessi che potrebbero dare un significato del tutto diverso ai nostri assaggi.


Ecco perché, tra le referenze evidenziate, racconterò l'altra faccia delle "campania stories", lasciandomi aiutare dalla magia dei numeri che, un vero campano lo sa, da secoli sono legati al mito della smorfia.


Ma adesso alziamo il braccio e, rivolgendoci al Sommelier come fosse un croupier, andiamo a segnalare i numeri estratti che ci hanno portato fortuna, o quantomeno, donato una piacevole bevuta:


3 (la gatta) – Masseria Piccirillo (CE) – Pallagrello bianco VSQ millesimato - Prima Gioia 2019

La gatta, non quella di Gino Paoli e neanche quella della pipì che finisce sul Sauvignon Blanc. Estratto al numero 3, come i celebri Totò Peppino e la Malafemmena, ci indicano tre personalità diverse congiunte in questa pellicola di bollicine. D’oro non brilla ma la spuma segue una marcia militare precisa ed ordinata. E la malafemmena? La si ritrova al gusto, seducente ma con quel pizzico di amaro in bocca sul finale. Nun te pozzo scurdà!



7 (il vaso) – De Beaumont (AV) – Fiano Campania frizzante IGT metodo ancestrale - La Baronessa 2020

Sette come gli ingredienti della terra necessari per la pastiera della tradizione ed un vaso per poterli contenere tutti. Li si ritrova anche al calice, torbidi e vivi per un attacco salivale importante. Sul finale lascia un’impronta metallica, potrebbe risultare fastidiosa ma si sa, per l’ancestrale e la pastiera ognuno segue la propria ricetta. Barone Rampante!



11 (i topi) – Casebianche (SA) – Campania bianco IGT - Iscadoro 2018

In quell’11 novembre di Unità d’Italia, colui che sarà ribattezzato “l’ultimo dei napoletani” presentava una mozione denunciando i soprusi perpetrati al Sud Italia. Poi la Fillossera. Si ripartì da zero e da quelle case bianche si ricominciò con quanto si era riuscito a salvare, affiancando al Fiano i nuovi vigneti di Malvasia e Trebbiano. È il più dorato della batteria e dedica ad un nuovo pubblico cresciuto dal nulla, come Renato Zero e i suoi sorcini, un inno dal titolo “profumi balocchi e maritozzi”. Non l’avevo considerato!



26 (Nanninella) – Tenuta San Francesco (SA) – Costa d’Amalfi bianco DOC - Per Eva 2018

Se un 26 ottobre 1996 Renato Carosone ricevette il Premio Tenco per aver rinnovato la scena musicale d’autore, qui lo stesso 26 indica un altro innovatore della scena enoica amalfitana. Da Tramonti si gode il sunset delle sue varietà che dalla roccia si precipitano a mare: Falanghina, Ginestra e Pepella. La salsedine si attacca al naso come la sabbia sugli infradito, ma il vento porta via con sé gli aromi della macchia e lascia sul finale un fondo di cenere. Let the sunshine in!



68 (la zuppa cotta) – Astroni (NA) – Falanghina Campi Flegrei DOC - Vigna Astroni 2018

Quando il 68 indica bellezza e non protesta, ci spostiamo nell’anno 68 del XVIII secolo, quando Luigi Vanvitelli dopo averci donato bellezze quali la Reggia di Caserta, realizza la sua ultima opera prima di ritirarsi a vita privata. La zuppa cotta al calice sta ad indicare i fumi e le scoppiettanti fragranze che dal cratere raggiungono il nostro naso, tostando il palato con una lunga sensazione di caffè. Combinazione acciaio-vulcano da archistar. Na tazzulella ‘e cafè!



89 (la vecchia) – Tempa di Zoè (SA) – Fiano Paestum IGT - Xa 2019

Brutta cosa la vecchiaia? No se si riesce a tramandare la propria esperienza ai posteri e permetterne la sopravvivenza. Come nell’89 di due secoli fa, quando l’uscita di Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao dal Corriere di Napoli creò le premesse per fondare il giornale simbolo di Napoli e del mezzogiorno: il Mattino. Qui a Torchiara invece di vecchio abbiamo il vigneto di Fiano che, dopo il contatto col legno, ci dona solamente 2000 unità di cera d’api e camomilla, concedendoci una sapida infusione per goderci questo contrasto mare-collina. Uomo libero, sempre avrai caro il mare!



92 – Canonico & Santoli (AV) – Fiano di Avellino DOCG - Iside 2020

Quando a brillare è la mitologia con Iside e Osiride, ma anche quel ’92 in cui Salvatore di Giacomo fonda insieme ad illustrissimi colleghi “Napoli Nobilissima”. Di nobile qui ritroviamo i profumi, poco concentrati ma ben amalgamati. D’altronde l’importante non è prevalere, bensì il gioco di squadra. Ma-Gi-Ca!




cento50 (il pane) – Di Prisco (AV) – Greco di Tufo DOCG - Pietra Rosa 2019

Parlare bene di una Realtà a me finora sconosciuta? Perché no, anche se non mi dà il pane, mi dà gusto e il nostro lavoro dovrebbe ancora prediligere quest’ultima forza motrice. La verità fa male? Sempre meglio che nel ’50 in cui la Chiesa Cattolica inserì “la Pelle” di Curzio Malaparte nella lista dei libri proibiti. Qui a Fontanarosa non si trema, è solo il palato a vibrare ma lo sappiamo, di freschezza non si muore e credo che qui ce n’è un ampio serbatoio. Toro scatenato!




duecento16 (il culo) – Borgodangelo (AV) – Aglianico rosato Irpinia DOC 2020

Così come nella produzione di spumanti, anche nei rosati appare predominante la teoria: o si imitano i francesi o ci si affida alla botta di culo. Un pizzico di fortuna sarà sicuramente servita, ma quest’Aglianico è stato prodotto come Irpinia comanda. Il più “cherry” e il più “wild” tra i 5 vicini che emulano la Provenza mentre parlano il dialetto. Sul luogo del delitto sorge un enigmatico murales completato nel 2016 in memoria di Giancarlo Siani, qui sui rosati in Campania ci sarebbero altre verità scomode da raccontare, ma per nostra fortuna dal cielo è venuto a salvarci Borgodangelo. Si è sempre meridionali di qualcuno!




duecento29 (il padre dei bambini) – Bosco de’ Medici (NA) – Piedirosso Pompeiano IGT - Pompeii 2020

Un numero a caso affidato alla Realtà pompeiana? Tutt’altro, una delle ultime violenti eruzioni del Vesuvio si è registrata infatti proprio nel ’29 del secolo scorso. Ma abbiamo intravisto dalla parafrasi in smorfia che qui il 29 ha un fare protettivo, così come l’enologo Vincenzo Mercurio ha con le proprie piantine che dalla rotonda del bosco sbircia il golfo di Sorrento. Macerazione pellicolare di 10 giorni e poco più per permettere a questo leggiadro colombo rosso di volare. Sindrome di Stendhal!



duecento35 (l’uccello)– Cantine del Mare (NA) – Piedirosso Campi Flegrei DOC - Terrazze Romane 2019

Vola come un uccello il numero 35 della provincia di Napoli, come le 35 milioni di copie vendute da Peppino di Capri nella sua carriera musicale. Ormai a fine carriera lui, anche questi vigneti sono prossimi alla pensione (tra i 60 e 70 anni di onorato servizio) e dalle sponde di Bacoli ci dedicano un altro grande successo composto solamente due anni fa. Misto lava e susina. Fireball!



duecento48 (il morto che parla) – Sclavia (CE) – Pallagrello Nero Terre del Volturno IGT - Montecardillo 2020

L’emblematico quarantotto, morto che parla, sarà mica il grande filosofo Giordano Bruno che nato proprio nel ’48 vuole svelarci qualche altra verità? Certo, a bruciare nel fuoco rosso ci sono gli aromi e le spezie, niente eresie. Da Castel Campagnano la “pallina nera” ha seguito la sua traiettoria fino a raggiungere la buca, chiudendo qui la partita dell’alto casertano e passando al Level up! Uommene chic e femmene pittat!



duecento73 (l’ospedale) – Terre Stregate (BN) – Aglianico Sannio DOC riserva - Arcano 2016

Carismatico e di stazza come il tenore Enrico Caruso, nato anche lui nel 73 dell’800. Parte tra i vicoli del suo quartiere per poi raggiungere la fama mondiale, questo il suo comune destino con l’Aglianico sannita che, dopo aver schiarito la voce, intona un sonoro tannino pronto ad esibirsi dal 2016. Sarà stato merito della macerazione a cappello sommerso? Sicuramente davanti a questo vino ci si alza in piedi e va giù il cappello. Lucevan le stelle!




duecento86 (il negozio) – Benito Ferrara (AV) – Aglianico Irpinia DOC - Vigna quattro confini 2018

La sua storia ha i suoi anni eppure rapisce ancora col suo fascino, come le 86 primavere di Sophia Loren (questo mese 87) che, nonostante i numeri, resta l’indiscutibile icona della bellezza italiana. Dall’irpina Montemiletto il red carpet si presenta soffice al nostro gusto, senza far mancare qualche piccola scintilla o azione che si sa, ad una diva bisogna pur concedere. Signori si nasce!



trecento8 (la Madonna) – Tenuta Scuotto (AV) – Taurasi DOCG 2015

Otto, la Madonna ed 8 marzo, festa della donna. Ma su un Taurasi cui poco servono le mie parole, perché dovrei solamente invitarlo ad assaggiare in quanto fenomenale, sarò ermetico e quindi di poche parole come Alfonso Gatto, il poeta salernitano che ci lasciò proprio un 8 di marzo. Alle poche parole voglio però caricare il significato, perché tanto si è fatto a Paternopoli per portare da sabbia-limo-argilla questo spettacolo ai nostri sorrisi. Il bacio che cerco è l'anima!



trecento18 (il sangue) – Tenuta del Meriggio (AV) – Taurasi Riserva DOCG - Colle dei Cerasi 2015

Sanguigno nel colore che ha macchiato labbra e tovaglia, si presenta come l’ultima opera in questa galleria che ha ospitato ben 118 rossi. È un’opera che ha visto lacrime, calli e legni di rovere francese per oltre 3 anni e simboleggia il legame passato-futuro migliore per questa categoria, sotto un numero 18 come nel 2018 Jorit ultima il mega murales nel quartiere Bronx di San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli, ritraendo il D10s umano, mentre qui, a scanso di equivoci, siamo davanti al Dios del vino. Scrivi col sangue e allora imparerai che il sangue è spirito!


Un totale di 158 bianchi, più 123 tra rosati e rossi, immerso in una società di professionisti cui conto di essere stato il più giovane (o quantomeno sul podio).


Evidente segnale che le cose stanno cambiando ma qui non ancora, come il ribelle Salvator Rosa spero di aver dipinto quanto più realisticamente possibile quel nesso tra cultura e vino in questo territorio, fornendo un'istantanea scattata mentre i vini lasciavano sul calice le geometrie di Palazzo Spagnolo.


Perché si fa fatica a conoscerlo per intero, ma ognuno può contribuire per arricchirlo, d’altronde il vino in Campania è come il Tesoro di San Gennaro, di inestimabile valore!




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